“La forma, il dono” nasce dopo la visita alla mostra “Le forme del desiderio”, dedicata al grande e controverso fotografo statunitense Robert Mapplethorpe, curata da Denis Curti ed esposta a Palazzo Reale, a Milano.
Fin dalla sua nascita, la fotografia ha attraversato profonde trasformazioni, cercando sempre nuovi modi per rafforzare la narrazione e il messaggio delle immagini. Il suo linguaggio, talvolta complesso e talvolta minimale, spesso geniale, ha segnato l’opera di grandi autori. Le immagini comunicano attraverso artifici che aprono a diverse interpretazioni: sfocature capaci di evocare emozioni, regole compositive seguite o sovvertite con la libertà propria dei grandi fotografi.
La visita alla mostra ha fatto nascere in me il desiderio di recuperare un linguaggio orientato all’essenzialità delle forme e dei gesti dell’arte classica. Le strutture del corpo umano, le posture e i dettagli presenti in opere come il Pensatore di Rodin, la Venere italica di Canova o il Discobolo di Mirone mi hanno ispirato l’idea di un dittico in cui questa essenzialità dialoghi con le forme della natura. Attraverso uno still life, il confronto mette in relazione linee, geometrie minimaliste e forme naturali altrettanto essenziali.
Da qui nasce il titolo “La FORMA”: le strutture, la fisicità e le linee che modellano la figura umana e il gesto, così come il fiore, lo stelo di segale nella bottiglia o le semplici orchidee. La forma diventa così DONO, cioè bellezza: qualcosa che ci viene dato, che non produciamo né possediamo. Possiamo riconoscerla, valorizzarla ed esaltarla con gratitudine, ma nella sua essenza resta un dono.





